Eccolo il famigerato periodo in cui i genitori devono scegliere la scuola primaria per i propri figli. Una scadenza che, almeno a Milano, si vive come se fosse la scelta dell’università. Mesi prima si attiva la macchina delle proposte, si spazia da scuole private cattoliche a quelle internazionali o montessoriane fino ad arrivare a quelle pubbliche con piscina, con teatro, con psicologo, con classi all’aperto… Partono gli open day… fisici, virtuali o misti che si svolgono o nel weekend o nei giorni lavorativi, di mattina, di sera o addirittura per più di 5 ore. Open day con attività per i bambini, open day con tour e testimonianze, open day semplici. Ti chiedi il perché di tutto questo visto che l’unica cosa importante della scuola sono gli insegnanti che si prenderanno cura di tuo figlio eppure quelli non te li presentano mai, nè ti dicono mai quali saranno (come se fosse uno dei grandi segreti di Fatima). E così inizi una via crucis che non si ferma se non davanti alla tua stessa disperazione e stanchezza. All’improvviso il deserto demografico, grande male che ci affligge, diventa una opportunità per trovare posto nelle scuole pubbliche oltre il bacino di utenza. Inizi concretamente a sperare che nelle strade attorno alla scuola pubblica per te più convincente ci sia stato un calo delle nascite così alto da permettere a tuo figlio, che abita qualche traversa più in là, di essere preso ugualmente. (Ma te ne vergogni subito dopo per averlo pensato). Ti ritrovi in gruppi di mamme che sostengono scuole con la stessa intensità che si vede nelle battaglie per i diritti civili, ti ritrovi a parlare con maestre che sparano filippiche sulla bontà e al tempo stesso sulla inadeguatezza di ogni scuola. Si apre il portale per le iscrizioni e sai che è arrivata l’ora, devi scegliere. Hai la lista, la tua e quella delle mamme dei migliori amici di tuo figlio. E poi eccolo il figlio… appare proprio mentre stai per mandare l’iscrizione, arriva con gli occhi dolci ed un discorso ineccepibile sulla bontà di una scuola più distante da casa ma ricca di attività, servizi e, anche, di amici. Eccolo che argomenta dicendo che alla fine le distanze si accorciano con l’abitudine e che lui è proprio convinto che quella scuola faccia al caso suo. Lo abbracci, aggiorni l’iscrizione e ti rendi conto che è cresciuto e che, a differenza di te, è proprio pronto per la prima elementare!
Le due liste sono diverse e ti chiedi se è meglio iniziare un percorso nuovo accanto almeno ad un amico o è meglio iniziarlo nella scuola più comoda e più in linea con i tuoi principi di genitore…
