Pensieri fluidi e in libertà di una noce 

Pensieri di una noce

Quel diritto che ci costituisce per costruirci

2025-05-01 08:41

Scilla

etica e diritto, primomaggio, lavoratori,

Quel diritto che ci costituisce per costruirci

Oggi, Primo Maggio, fermiamoci momento a pensare al lavoro.Non solo come fatica, non solo come rivendicazione.Ma come senso fondante della nostra Repubblica.

Il lavoro come chiave per vivere, abitare, restare. E la saggezza di chi ha scelto di fondarci una Repubblica.

 

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” È il primo articolo della nostra Costituzione. Non un dettaglio. 

È la prima cosa che diciamo su di noi. È ciò che ci fonda. Ciò che ci tiene insieme.

 

Oggi è la Festa dei Lavoratori e mi guardo intorno.

 

Penso a quanta strada abbiamo fatto, e a quanta ce n’è ancora da fare per promuovere davvero “le condizioni che rendano effettivo questo diritto”, come ci ricorda l’articolo 4.

 

Il Presidente Mattarella, pochi giorni fa, ha pronunciato parole che hanno illuminato un cono d’ombra cruciale: “I salari insufficienti sono una grande questione per l’Italia.”

Ha parlato dei giovani che se ne vanno, della precarietà che logora, delle famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.

Ha ricordato che il lavoro, se non è giusto, sicuro, ben pagato, diventa una trappola, non una via di crescita.

 

In questi giorni si parla molto – anche giustamente – del diritto alla casa.

 

Ma io sento il bisogno di tornare un passo indietro.

Perché la casa, per la maggior parte di noi, arriva dopo il lavoro. È il lavoro che ti permette di pagare un affitto, accendere un mutuo, immaginare un futuro.

Se il lavoro non è dignitoso, se non è stabile, se non è equo, la casa resta un sogno lontano.

 

Chi vive in grandi città vive quotidianamente la frustrazione di non riuscire nemmeno ad affittare un bilocale, pur avendo uno stipendio normale. Ed è una frustrazione sottile, quotidiana, difficile da raccontare, che si amplifica se si vuole comprare una casa.

Mi chiedo se è solo una questione di diritto all’abitare o, piuttosto, di assenza di regole. Regole per un mercato immobiliare che oggi, troppo spesso, esclude. Regole che mettano un tetto non solo sopra le nostre teste, ma anche agli eccessi di un sistema che privilegia il profitto e penalizza chi lavora.

 

Ma in fondo, più di tutto, c’è un’altra cosa.

È il senso del lavoro che dobbiamo rimettere al centro. Un lavoro che ti piace, che è ben retribuito, che ti permette di crescere, di abitare, di scegliere. O anche solo di tornare a casa, la sera, soddisfatto.

Un lavoro così riempie la vita.

Ma quanti sono oggi i posti di lavoro così? Quante persone oggi in Italia possono dire di essere soddisfatte? 

Ma se non offriamo lavori ben retribuiti, stabili, regolamentati, come possiamo trattenere i talenti che cresciamo e attrarne di nuovi? Come possiamo generare valore vero, costruendo una comunità sana, dove il lavoro non divide ma unisce, non consuma ma restituisce? Come possiamo costruire una comunità dove non si lavora solo per vivere, ma anche per contribuire, per far parte, per avere un posto nel mondo?

 

E allora sì, forse dovremmo tornare lì. A quella prima riga, a quella scelta iniziale.

 

Quanto sono stati saggi, i nostri costituenti, a mettere il lavoro come fondamento della Repubblica.

Avevano capito tutto.

Tocca a noi, adesso, costruire su quella saggezza. 

E tocca a noi renderlo vero in ogni sfaccettatura, ognuno per quel che può, ogni giorno.

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